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Adriana Serra Zanetti - Una ragazzina modenese al Foro

UNA RAGAZZINA MODENESE AL FORO
Adriana Serra Zanetti e l'impresa nel 1994 Erano passati almeno tre lustri da quando il Foro Italico cantava “Aaadriano! Aaaadriano!”. Ma per qualche giorno, nell'ultima edizione con il Campo Pietrangeli come impianto principale, Roma tornò ai fasti degli anni 70. Merito di una ragazzina modenese di nome Adriana Serra Zanetti. Nata e cresciuta al Club “La Meridiana” di Casinalbo, aveva appena 18 anni e non stava vivendo una grande stagione. Prima di presentarsi a Roma, umile iscritta alle qualificazioni, aveva vinto appena due partite. “Ero molto indietro in classifica, mi sono presentata senza grandi aspettative. Sono partita dalle qualificazioni, poi è andata sempre meglio...”. Fino ad azzannare i quarti di finale, come accadde 12 mesi prima a Francesca Bentivoglio, la cui stella si stava già eclissando. Dalla Romagna (la Bentivoglio è faentina), l'interesse dei guardoni tennistici si spostò sull'Emilia, rappresentata da una ragazza timida, piccola (1.60 secondo le note WTA) e sorridente. Tirava dritto e rovescio a due mani, ma era costretta ad essere un fenomeno sul piano strategico per fronteggiare avversarie più grandi, grosse e muscolose. “Al primo turno vinsi con l'austriaca Sandra Dopfer e non fu facile, perchè era in gran forma, reduce dalle semifinali a Taranto”. Poi firmò un paio di capolavori: al secondo turno battè Anke Huber, n. 11 WTA e quarta testa di serie. “Giocammo sul centrale, persi facilmente il primo set ma poi ho rapidamente preso fiducia, aiutata dal pubblico. Ricordo che le feci un sacco di smorzate, furono un po' la chiave del match. La cosa fu sottolineata anche da Giampiero Galeazzi in telecronaca”. Al terzo turno, il capolavoro: dall'altra parte Brenda Schultz-McCarthy, n. 27 WTA, olandesona dal servizio devastante. Toccava i 200 km/h. “C'era grande tensione perchè dopo la vittoria contro la Huber tutti si aspettavano una conferma. Fu una buona partita, sono riuscita a esprimere il mio miglior livello. Fu una vera e propria sfida tra Davide e Golia, ricordo soprattutto la stretta di mano, quando mi trovai davanti un donnone alto quasi 30 centimetri più di me”. Negli anni 70, il Re di Roma era Adriano Panatta. Nel 1994, per qualche giorno, c'è stata una regina di nome Adriana. Per rendere l'idea della sua impresa, è come se quest'anno facesse qualcosa del genere una ragazza nata nel 1997. Fantascienza o giù di lì. La giovane età e la tensione fecero terminare l'avventura contro la slovacca Karina Habsudova: 6-3 6-2, ma con un milione di attenuanti. “Intanto lei era in gran forma, e avrebbe chiuso quell'anno intorno al numero 30 WTA – ricorda Adriana – ma per me era un mondo tutto nuovo. Ero arrivata nei quarti partendo dalle qualificazioni, non ero abituata a giocare così tante partite di fila. Era la mia prima esperienza sotto tanti aspetti: dovevo confrontarmi con i giornalisti, avevo tante richieste, era tutto nuovo. La sera prima non ho dormito tranquilla, sapevo che da Modena era partito un pullman dal mio club per venire a sostenermi. Avevo molto da dimostrare, ma quella volta la tensione ha preso il sopravvento”.

Dopo la partita, al riparo dagli occhi indiscreti delle telecamere, arrivarono le lacrime. Sensibile, romantica, emotiva, si lasciò andare in un pianto catartico. Si venne comunque a sapere: “Ero dispiaciuta, arrabbiata, sapevo di non essermi espressa al meglio. C'erano tante aspettative ma me la sarei potuta giocare. Quando si mischiano rabbia, delusione e stanchezza più succedere che venga tutto fuori. Mi è capitato anche negli anni successivi, sono piuttosto emotiva”. Ma nessuno gliene fece una colpa, men che meno i suoi concittadini. Da Modena partirono una quarantina di persone, riconoscibili sotto il sole della Tribuna Tevere perchè indossavano sgargianti cappellini gialli. Anche dopo la sconfitta, mentre lei si sfogava negli spogliatoi, continuarono a esprimere il loro amore per Adriana, intonandole anche un corso sull'onda di “Living on my own” di Freddy Mercury. “Ho un ricordo molto nitido di quei giorni – sospira Adriana – il flash che mi è rimasto impresso è il lunghissimo tunnel che portava dagli spogliatoi al vecchio centrale. All'epoca non c'erano le macchinette che oggi portano i giocatori. Mentre lo attraversavo c'erano un mucchio di pensieri nella mia mente. Emozione, voglia di entrare in campo, ero ancora una ragazzina ma sentivo che era la mia grande occasione”. Come detto, 12 mesi prima ci fu il grande exploit di Francesca Bentivoglio, che si spense piuttosto rapidamente. Vien da chiedersi se Adriana abbia temuto di vivere una parabola altrettanto breve. “Io sono stata molto fortunata – dice la Serra Zanetti – perchè all'epoca avevo un allenatore d'esperienza, che ne aveva vissute tante, l'argentino Jorge Todero che oggi lavora per la USTA e ha seguito diverse promesse americane. Mi impedì di sedermi sugli allori e andammo subito a Praga per giocare le qualificazioni. Sul momento, per me, fu una bella botta. Ero stanca, volevo andare a casa, godermi il momento, invece tornai subito in campo. Così ho evitato le chiamate dei giornalisti, le interviste, era come se non fosse successo niente. Al ritorno in Italia ci fu ugualmente interesse, ma era molto diverso rispetto a oggi, che siamo reperibili in ogni momento, quasi 24 ore su 24. Col senno di poi è stato molto positivo”. Da lì è nata una splendida carriera, interrotta solo nel 2006, con tanti altri risultati di rilievo: i quarti all'Australian Open, certo, ma anche gli ottavi al Roland Garros. E un best ranking al numero 38 WTA. “Purtroppo ho avuto tanti infortuni: per questo, la mia carriera è stata piena di alti e bassi. Però non ho rimpianti perchè ho sempre lavorato duro”. Anzi, vista un'operazione alla spalla e una fastidiosa disfunzione alla tiroide, Adriana ha fatto i miracoli. Il suo segreto, probabilmente, è stata la normalità. Una ragazza semplice, con interessi comuni (la musica di Bon Jovi, ) e una famiglia che le è sempre stata vicina nel modo giusto, senza mai farle perdere di vista la realtà. Come nel 1995: dopo gli ottavi al Roland Garros ha salutato il circuito un paio di mesi per sostenere gli esami di maturità.

Ancora oggi, la Serra Zanetti è una risorsa per il nostro tennis. Lo sa bene la FIT, che l'ha sempre coinvolta nei suoi progetti. Prima come collaboratrice di SuperTennis, poi le hanno fatto una proposta per entrare nel Settore Tecnico. “Ma ho dovuto rifiutare, perchè in quel momento ero incinta. E comunque la mia famiglia è ottimamente rappresentata da mia sorella Antonella (ex n. 60 WTA, ndr) che lavora a Tirrenia”. Oggi Adriana fa la maestra di tennis nella sua città natale, presso il Tennis Club Modena, dove gestisce la scuola agonistica insieme al fratello Andrea. E' una donna felice e serena, anchè perchè a casa può coccolarsi la piccola Matilde, che oggi ha 4 anni. Tuttavia c'è ancora spazio per i sogni “Credo che ogni ex giocatrice abbia il sogno di prendere un tennista da piccolo e condurlo fino al professionismo. Non è semplice fare la mamma e l'allenatrice allo stesso tempo, ma credo che in qualche modo ci si possa organizzare”. La sua carriera ha vissuto il picco nell'epoca appena precedente al boom di internet: visto quel che accade oggi, c'è un pizzico d'invidia per le giocatrici di oggi? Non pensa che i suoi risultati avrebbero ottenuto un maggiore riconoscimento? “In effetti oggi c'è SuperTennis, credo che sia stato un veicolo eccezionale. Ci fosse stato qualche anno prima, i miei risultati avrebbero avuto più risonanza. Che dire...peccato! Ad ogni modo bisogna dire che Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci hanno ottenuto risultati eccezionali, di cui SuperTennis è stato una giusta cassa di risonanza. Per quanto riguarda me...peccato!”. Ma le resta una grande soddisfazione, unica e irraggiungibile per tutti: i complimenti di Luciano Pavarotti, modenese come lei: “Anche se in effetti mi arrivarono per interposta persona. Avevo una certa confidenza con sua sorella, professoressa di educazione fisica nella scuola frequentata da mio fratello. Era una mia grande tifosa e mi fece arrivare i complimenti del grande Pavarotti”. In attesa (e nella speranza) di tornare nel tour in una nuova veste, tornerà al Foro Italico per la prossima edizione. “La vivrò un po' meno rispetto agli ultimi anni, ma non posso mancare: sarò al Simposio di venerdì 8 maggio, mi fermerò un giorno e poi tornerò durante la settimana”. E quando passerà davanti al Campo delle Statue si ricorderà, ancora una volta, di quando il Foro Italico era tornato a ruggire come negli anni d'oro. Quando i romani intonavano: “Aaaadriana!”.

 

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